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Old 28th March 2006, 13:44   #1
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MaxSux

Per molti anni gli utenti dei pc dell'azienda di Cupertino sono stati
impossibilitati a comunicare con i prodotti dominanti sul mercato

Ma i seguaci della Mela non sono più una setta

Tutto è finito con la moda dei PowerBook e poi del trendissimo iPod
di VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Diventai incompatibile col resto del mondo una sera di autunno a Parigi. Era il 1984, dalle parti di Boulevard Saint Michel, in uno di quei grandi negozi che sbraitano "high tech" con mobilio da sala operatoria e insopportabili musichette sintetiche. Ci ero entrato per comperare il mio primo personal computer. Non sapevo che ne sarei uscito due ore più tardi iscritto a una setta di fanatici. La confraternita del Codice Mac. I massoni della Mela.

Per prepararmi all'acquisto, avevo comprato e studiato tutte le riviste patinate sui personal computer che le edicole offrissero, come si leggono le prove su strada delle auto nuove: sperando di intuire quale nuova macchina sia un bidone e quale un gioiello. Ora stavano tutti davanti a me, con i loro nomi che oggi sembrano archeologia informatica: Bull, Atari, Commodore, Zenith, Tandy, Ibm, oggetti di un futuro presente che il venditore accarezzava con dita da pianista per vantarne le virtù.

Da un angolo del grande negozio venne verso di me una strana figura. Vestiva l'uniforme da professore universitario genere Hollywood anni Quaranta, calzoni di flanella sformati alle ginocchia sotto una giacca di tweed stazzonata e un cappellino alla Jacques Tati. "Excuse me", mi parlò subito in inglese, perché non parlava altra lingua, "vedo che lei sta soffrendo per scegliere un personal computer". Ovvio, là dentro vendevano pc, non salsicce.

"Mi perdoni se m'intrometto e mi presento, sono un professore della Stanford University in California, sono a Parigi in vacanza con mia moglie". E allora? "Le voglio raccontare una piccola storia. Lavoro nel dipartimento di fisica e di computer non so niente. Un paio di mesi or sono una azienda vicina al nostro campus, chiamata Apple Computers, ci ha recapitato una macchinetta che nessuno aveva mai visto prima, gratis, per provarla. I miei colleghi e io le abbiamo dato un'occhiata per divertimento e da allora tutti fanno la fila per adoperarla e ignorano le altre. La prego di credermi, non ho nessun interesse personale né commerciale, non lavoro per la Apple, ma mi permetta di darle un consiglio: si porti a casa questo qui e le giuro su mia moglie - la signora alle sue spalle lo guardò male - che questa sera lei lo userà come se lo avesse sempre avuto".

Due ore più tardi, nel mio ufficio di Repubblica a Parigi, scrivevo il primo degli infiniti pezzi che nei vent'anni successivi avrei battuto sulla tastiera del computer. Computer che avrei adorato, maledetto, comperato, aggiornato, buttato, giurato di non toccare mai più, puntualmente ricadendoci, perché nella setta del Codice Macintosh si può entrare, ma non se ne può uscire.

Nel negozio di Parigi avevo incontrato senza saperlo quello che poi nel gergo mistico degli adoratori della Mela si sarebbe chiamato un "evangelista", cioè un missionario di quel piccolo, comico calcolatore elettronico che avrebbe cambiato per sempre il nostro modo di usare il computer, pur restando sempre una frazione minima, non più del tre per cento, nel mondo dominato da Bill Gates e dalla odiata e prepotente Chiesa (per noi) Microsoft.

In quel 1984 la Apple esisteva da otto anni, da un primo aprile del 1976, il giorno dei pesci d'aprile scelto con umorismo goliardico dai fondatori, l'estroverso, esibizionista Steve Jobs e l'introverso Steve Wozniak, per annunciare la nascita della loro società. In quel giorno i due erano usciti con un prototipo di computer dal garage di Jobs ed erano riusciti a piazzare cinquanta ordini di vendita per quella cosa che fu battezzata con il nome del frutto che i due rosicchiavano in continuazione: una apple, una mela.

Per tutti gli anni Settanta e per i primi anni Ottanta le prime due mele, la Mela 1 e la Mela 2, e poi una creatura chiamata Lisa avrebbero dominato il mercato nascente dei microcomputer. Fino all'uscita del Macintosh che è, pure quella, una varietà di mela asprigna buona soprattutto per le crostate, la macintosh apple. E proprio quel pomo sarebbe stato il frutto proibito che avrebbe indignato i guardiani dell'ortodossia informatica, devoti alle misteriose formulazioni da programmatore, e avrebbe fatto assaporare per primi, a noi cospiratori, un frutto proibito e delizioso chiamato GUI, Graphic User Interface. Così condannandoci alle gioie terribili della scomunica e della incompatibilità con il resto dell'universo informatico.

Tutto quello che oggi è considerato normale e indispensabile - la carineria civettuola della grafica, il clic e il doppio clic, il mouse, i folder a foggia di minuscola cartellina, le piccole icone che basta attivare per entrare nella musica, nei video, in Internet, in un testo o nel foglio paghe e contributi dell'azienda - vennero dal lavoro di un gruppo di geni barbuti, capelloni e scamiciati (con una donna fra loro, Joanna) che nel 1976 cominciarono a lavorare al progetto ideologico prima che informatico, di un computer "for the rest of us", per i non iniziati e per gli analfabeti.

Nessuno dei bambini che oggi cliccano spensieratamente sotto lo sguardo invidioso e preoccupato di genitori imbranati conosce il nome di Burrel Smith, un impiegato della Apple talmente oscuro da essere all'epoca noto soltanto come "impiegato numero 282", assunto per riparare i frequentissimi guasti dei calcolatori d'allora. Ma fu lui - con il resto dei barbudos di Cupertino, il paese dove sorge la Apple intitolato a San Giuseppe da Copertino - che riuscì a domare bits, bytes, kernel, circuiti e matherboard (fingo di sapere che cosa significhino queste parole) e tradurle in simboli e metafore comprensibili. Il Codice Mac, il sistema operativo che faceva funzionare la patetica macchinetta che acquistai nella Parigi dell'84, fu la stele di Rosetta che ci permise di tradurre e capire i segreti di un computer.

Alla Ibm spetta la primogenitura del personal computer di massa, la scelta di spremere i colossi che occupavano interi piani di uffici dentro le dimensioni delle scatole da pizza. Ma è alla Apple con il suo Macintosh che va il merito di avere reso commestibile la pizza dentro la scatola, poi copiata da Microsoft con il suo Windows. Quello che i chierici del linguaggio macchina, gli amanuensi dell'autoexec. bat/config. sys/8088. dll/folders/iosperiamochemelacavo. exe e delle altre giaculatorie necessarie per dialogare con la scatola, chiamavano con disprezzo "il giocattolo" avvicinò il pc a quello che dovrebbe essere e ancora non è: un elettrodomestico che si accende, funziona e non pretende di essere corteggiato e rabbonito. E fu per gratitudine di cyberanalfabeta, sbalordito dalla facilità con la quale riuscii a utilizzare quel computer senza nessuna tragica curva di apprendimento, che da allora gli sono rimasto, nonostante tutte le delusioni d'amore, fedele.

Ho acquistato praticamente tutti i modelli esitati dalla Apple, sperperando fortune: a volte incantevoli oggetti di design, altre catenacci. Dal primo Mac capace di scrivere soltanto su dischetti da 400mila bytes (questo, sul quale becchetto ora, ne contiene 100 milioni e viaggia a velocità trecento volte superiore) all'ultimo, magnifico portatile al titanio, ho sofferto le bizzarrie di una macchina che i suoi creatori strapazzavano, mentre si azzuffavano tra di loro, fino alla cacciata dello stesso fondatore Steve Jobs, perfetto paradigma di Adamo.

Fui tra i primi a precipitarmi a comperare il proto-portatile Macintosh, un'orrida valigia pesante come il campionario di un piazzista di piastrelle, che ebbi l'infausta idea di trascinarmi all'Avana per un reportage. Anche dopo avere superato l'intensa e diffidente curiosità dei doganieri di Castro, persuasi che quella valigia di plastica e circuiti e tasti fosse un ordigno costruito dalla Cia per insidiare i trionfi della Revolución, scoprii con orrore che le lampadine funerarie nella mia stanza all'Habana Hilton non permettevano di leggere lo schermo troppo buio del portatile. Dovetti lavorare con l'abat-jour poggiata sulle spalle a foggia di bazooka per illuminare con il fioco fascio di luce i morti cristalli liquidi dello schermetto.

Ma per noi cospiratori del Codice Mac, l'essere minoranza eretica, privata della cornucopia di giochi e di programmi scritti esclusivamente per il Sant'Uffizio di Gates, compensava la condanna all'autismo della incompatibilità. Per lunghi anni le nostre mele erano come le monadi di Spinoza, sfere chiuse, incapaci di comunicare con il resto del mondo. Jobs, Wozniak e il presidente che i due avevano strappato alla Pepsi Cola avevano commesso il peccato luciferino della superbia. Avevano preteso di controllare sia il software che lo hardware, sia la macchina che i suoi programmi, come se una rete televisiva imponesse al consumatore di acquistare i televisori da essa fabbricati per guardare le sue trasmissioni. Non avevano voluto permettere a nessuno di produrre cloni e così si erano rinchiusi dentro il proprio convento.
Tanto meglio per noi incompatibili. Nell'arrogante masochismo del settario ho consumato anni e nottate per tentare di convincere i miei Mac a comunicare con il resto del mondo, a collegarsi con i mainframe, i cervelli centrali delle nostre aziende o redazioni, leggere e utilizzare programmi concepiti per altre fedi. Ci confortava il pensiero che la nostra, respinta in massa da consumatori che passavano alla goffa imitazione creata dalla Microsoft fino a conquistare il 95 per cento del mercato mondiale, era condivisa dai maghi del video e dell'audio, dai geni degli effetti speciali hollywoodiani che creavano i loro cartoni animati e le loro magie. Neppure la coscienza che non fossero stati i Wozniak, i Jobs né l'impiegato numero 282 a inventare davvero quella idea delle icone, ma che fosse stata comperata dai laboratori della Xerox Parc in cambio di un pacchetto di azioni, ci turbava. Non eravamo noi gli incompatibili, era il resto del mondo a essere tagliato fuori da noi.
Segretamente, molti di noi incompatibili tenevano un'amante nascosta, un portatile con processore Intel e sistema operativo Microsoft Windows, perché le catacombe possono essere scomode. Ma quando Steve Jobs, miracolosamente sopravvissuto a un cancro del pancreas e tornato alla guida della propria mela moribonda, ricominciò a sfornare oggetti di scintillante design, non ci offendemmo neppure alla vista di un assegno da 100 milioni, un'elemosina, staccato proprio da Gates per salvare la Apple e poter così fingere, davanti al Congresso americano, di non essere quello che è, un monopolista. Tra l'iPod, il lettore di file musicali e video, gli stupendi PowerBook al titanio portatili, la resurrezione era finalmente avvenuta.
Poi l'annuncio ferale. Per continuare a esistere, la nostra Chiesa aveva abiurato. La nuova generazione 2006 dei portatili Mac era stata costretta ad adottare come proprio cervello i processori del nemico, gli Intel, la fornitrice principale dell'odiata Microsoft. Più pratici, più veloci, più avanzati. Migliori. Fu come se il Papa avesse annunciato l'adozione del Corano, per praticità. Windows, il nemico, presto invaderà anche il nostro convento. Addio Codice Mac, addio leggende di schiavi in rivolta orwelliana contro il Grande Fratello, come cantò il primo spot di lancio, appunto nel fatidico 1984. La guerra è stata vinta, ma dal Grande Fratello. Non sarò più incompatibile. Sarò, purtroppo, normale.


(26 marzo 2006)
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Old 28th March 2006, 14:37   #2
forro
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Chi l'ha scritto non capisce un cazzo e merita al massimo l'angolo dell'oroscopo.
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Old 28th March 2006, 14:43   #3
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Cosa c'e' di sbagliato?
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Old 28th March 2006, 14:45   #4
forro
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1. L'ortografia. Considerando che è un articolo di un professionista dovrebbe già bastare.

2. Ha analizzato il problema dal punto di vista di un "fedele". La Apple è un'azienda e come tale deve fare soldi. Se stampasse Bibbie e improvvisamente il Corano diventasse il più venduto, stamperebbe il Corano.

3. L'hai postato tu, quindi è una cazzata
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Old 28th March 2006, 14:49   #5
Oath
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Originally Posted by forro
2. Ha analizzato il problema dal punto di vista di un "fedele". La Apple è un'azienda e come tale deve fare soldi. Se stampasse Bibbie e improvvisamente il Corano diventasse il più venduto, stamperebbe il Corano.
ma la apple ha fatto del 'think different' una bandiera, permetti che un mac-(s)u(c)ser sia leggermente spiazzato dallo scoprire che erano favolette?
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Old 28th March 2006, 14:56   #6
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Originally Posted by forro
1. L'ortografia. Considerando che è un articolo di un professionista dovrebbe già bastare.
Ho letto velocemente ma non mi pare ci siano errori.



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2. Ha analizzato il problema dal punto di vista di un "fedele". La Apple è un'azienda e come tale deve fare soldi. Se stampasse Bibbie e improvvisamente il Corano diventasse il più venduto, stamperebbe il Corano.
Si' da un punto di vista di un fedele, e allora? Doveva scriverlo come volevi tu? Minchia se sei imbecille eh.
Ma ti pare che volesse scrivere una cronaca documentaristica?



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3. L'hai postato tu, quindi è una cazzata
Eh eh dulcis in fundo

Last edited by acct-eliminato.59; 28th March 2006 at 14:58.
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Old 28th March 2006, 15:03   #7
forro
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Originally Posted by Oath
ma la apple ha fatto del 'think different' una bandiera, permetti che un mac-(s)u(c)ser sia leggermente spiazzato dallo scoprire che erano favolette?
Chi ci ha creduto è un povero coglione
I furbi han sempre letto "Pay different!" e, fino a qualche tempo fa, erano soldi ben spesi.

Ora che non c'è più il paravento dell'hw diverso la Apple si regge in piedi solo per la qualità, indiscutibile, di OSX. Ma è solo questione di tempo... se non si inventano qualcosa saranno cazzi acidi.

Io intanto sto già guardando per comprarmi un PC, il mio livello di nerdaggine è sufficiente per usare win/linux/salcazzomipare ad un livello pari al Mac. Se fossi un utente casalingo... beh sarei stato abbagliato come da mr. 147 dal fiume di parole di uno che non sa neanche scrivere motherboard correttamente
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Old 28th March 2006, 15:04   #8
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Si' si' hai ragione, e' un articolo di merda perche' non conosce l'inglese
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Old 28th March 2006, 15:16   #9
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Si mexe, hai ragione mexe.

Secondo il 'think different' Apple, dell'interno del tuo computer te ne devi poter fottere.
I Maccari si sono invece buttati sulla difesa del loro hw ultramegasuperperformante, mettendosi PER PRIMI a combattere su un fronte che non avrebbero potuto difendere a lungo.
La Apple produce software di alta qualità, accessori fantastici, altamente integrati con il Mac, ma non costruisce hw, lo assembla solamente. Dovrebbe continuare a montare hw non all'altezza che non gli consente sviluppi futuri? No. Han deciso di puntare sulla qualità del prodotto finito. Loro ti offrono un oggetto di design, con un so "perfetto" per l'utente della domenica, con strumenti di una semplicità mostruosa per fare tutto quel che un utente normale deve poter fare (gestire foto, ascoltare musica, navigare senza paura di virus & co, gestire i filmini delle vacanze) ad un prezzo elevato ma giustificabile.
Mettersi a combattere sul piano dell'hw e delle prestazioni è, secondo me, follia. E' come se la Rolls Royce volesse competere con la Ferrari sul piano delle prestazioni. Follia.
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Old 28th March 2006, 15:16   #10
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Ed ecco qua la tua cronaca, coglioncello.

Quote:
Inventando nell'aprile del 76 il pc di costo relativamente basso
Jobs e Wozniak hanno trasformato lo stile di vita di generazioni

I visionari del garage che cambiarono la storia

di FEDERICO RAMPINI

CUPERTINO- A mezz'ora di strada a ovest ci sono le onde del Pacifico e le lunghe spiaggie dorate per il surf; a est la Sierra Nevada per sci, trekking e mountain-bike. Sembra la descrizione di un villaggio-vacanze. In effetti Cupertino è sempre immersa nel verde come trent'anni fa, quando la valle di Santa Clara non si chiamava ancora Silicon Valley e qui c'erano più frutteti che aziende hi-tech. La topografia esoterica evoca la New Age californiana: il numero 1 di Infinite Loop, il Circolo dell'Infinito, è l'indirizzo del campus della Apple.

Poco distante dai padiglioni bianchi immacolati e dalle grandi finestre in vetro smeraldo che ospitano le sue task-force di inventori, in una villetta di Los Altos tra gli alberi di melo, trent'anni fa due figli della cultura hippy partorivano un'idea rivoluzionaria. Il computer per tutti. Bello e facile da usare come un giocattolo. Era April Fool's Day del 1976. La festa del pesce d'aprile fu scelta per fondare la Apple, usando lo stesso nome della casa discografica dei Beatles e una data di nascita da beffa goliardica.

Fu l'inizio di un'avventura fatta di fantasia e di estetica più ancora che di tecnologia, una vicenda che ha cambiato il nostro costume e lo stile di vita di generazioni. Tra i cervelli della Apple la battuta è classica: "Dopo il morso di Eva nel Giardino dell'Eden, dopo il frutto cascato in testa a Newton nel diciassettesimo secolo, il primo aprile 1976 è la terza volta che una mela ha rivoluzionato la storia umana".

L'iperbole ha un fondamento. Oggi quasi nessuno ricorda l'era pre-Apple, quando un calcolatore poteva costare 100mila dollari, quando i computer erano bui, tetri e ostili. Accendevi lo schermo e si vedeva uno sfondo scuro, su cui bisognava imprimere lunghi comandi criptici fatti di lettere numeri segni in codice cifrato, pallide sequenze fosforescenti che apparivano come fantasmi in un deserto lunare. Da trent'anni centinaia di milioni di persone nel mondo hanno imparato a dialogare con personal computer che hanno volti occhi e orecchie, simboli loquaci che si aprono su universi multicolori: tutto ha origine dall'interfaccia grafica, la più grande delle innovazioni nate sotto il segno della Mela.

I due protagonisti di questa epopea hanno lo stesso nome ma non ci sono due persone più diverse sulla faccia della Terra. Basta sentirli raccontare. "Steve aveva ventuno anni e capiva poco di elettronica" (Steve Wozniak su Steve Jobs). "Era l'unica persona che capisse l'elettronica un po' più di me" (Jobs su Wozniak). Wozniak detto Woz, studente di ingegneria a Berkeley, all'inizio degli anni Settanta si diverte a costruire apparecchi-parassita che replicano i segnali delle compagnie telefoniche per chiamare gratis nel mondo. Durante una celebre dimostrazione telefona in Vaticano imitando la voce dell'allora segretario di Stato Henry Kissinger. Guru della tecnologia, Woz è il genio amato da tutti i colleghi e sempre accessibile: tuttora ha una webcam sulla scrivania che lo riprende, migliaia di appassionati si collegano al suo sito ogni giorno per guardarlo lavorare.

Jobs è il contrario. È un groviglio di contraddizioni, un carattere impossibile, con un ego smisurato, visionario e feroce. Nasce nel 1955 a San Francisco da una psicoterapeuta e da un docente di scienze politiche che non lo vogliono e lo danno in adozione ai coniugi Paul e Clara Jobs. Solo all'età di trent'anni, già ricco e famoso, Steve conoscerà finalmente i suoi genitori biologici. È lui che ha per primo l'intuizione di creare un computer per le masse.

Seduce Wozniak, che ha conosciuto in un ritrovo di hacker, lo Homebrew Computer Club, e lo convince a fare una follia: abbandonare un posto sicuro e ben pagato alla Hewlett-Packard. Per finanziare il primo Apple, Jobs vende per 1.500 dollari il suo furgoncino Volkswagen da figlio dei fiori. Il primo negozio a smerciare computer Apple è un ex rivenditore di videocassette porno, The Byte Shop su El Camino Real a Mountain View.

Woz è un mago capace di produrre nel garage di Los Altos dei computer dalle prestazioni stupefacenti (per l'epoca) al costo di poche centinaia di dollari. Eterno outsider disinteressato, pilota aereo per hobby e vittima di un grave incidente nel 1981, va in pensione nel 1985... per potersi finalmente laureare a Berkeley. Riassume la sua storia semplicemente: "Sui libri si studiano grandi rivoluzioni come la Rivoluzione industriale inglese. Ecco, noi abbiamo vissuto una cosa simile e io mi ci sono trovato in mezzo".

Jobs, seguace del buddismo zen, è l'esteta e il genio del marketing, l'unico che sogna fin dall'inizio un computer dalle forme attraenti. Di se stesso dice: "Sono un'artista. Un acrobata del trapezio senza rete". Mette la sua firma su slogan che fanno epoca: Insanely Great (pazzo e grandioso), Think Different (pensare diverso), Beyond the Box (fuori dalla scatola del conformismo). È presuntuoso, geloso, irascibile.

Quando Michael Scott viene assunto come primo presidente dalla Apple perché c'è bisogno di un manager professionale, egli assegna a Woz il numero uno tra i tesserini d'identificazione dei dipendenti; Jobs furioso pretende e ottiene di essere il numero zero. La sua aggressività verso i collaboratori inizia dalle interviste per l'assunzione: quando esamina un candidato per il top management, infierisce con domande come "quando hai perso la verginità?" o "quante volte ti sei drogato con l'Lsd?".

Pochi mesi dopo la sua nascita la Apple riceve un'offerta da un colosso dell'epoca, la Commodore: 100mila dollari in contanti più l'assunzione di Jobs e Wozniak con stipendi da 36mila dollari l'anno. In quel momento equivale a vincere alla lotteria. Ma l'ego di Jobs è più forte e ha ragione: chi ricorda la Commodore?

Il 1981 è l'anno del primo trauma, quando la superpotenza Ibm invade il territorio di Apple e lancia il suo personal computer. Davide replica a Golia con sfrontatezza: mentre il mondo è invaso dalla campagna pubblicitaria di Ibm che usa Charlot come simbolo, Apple compra una pagina del Wall Street Journal per pubblicare questo annuncio: "Benvenuta Ibm. Davvero. Benvenuta nel mercato più importante e eccitante. Congratulazioni per il tuo primo personal computer. Mettere il potere del computer nelle mani degli individui sta già migliorando il modo in cui lavorano, imparano, comunicano, spendono il tempo libero".

In privato Jobs è sprezzante: "La più grande azienda informatica del mondo ha creato un apparecchio che non regge il confronto con quello che noi producemmo nel garage di casa mia sei anni fa". Ma l'offensiva di Ibm dilaga, Apple è in difficoltà. "Voglio un computer bello come una Porsche", ordina Jobs ai suoi designer. Li porta a visitare un'esposizione dell'arte Tiffany a San Francisco. Recluta lo scienziato-musicista Jef Raskin per creare il Macintosh, detto Mac. Apple introduce le vedute molteplici aperte in simultanea sullo stesso schermo, la prima versione di icone e finestre che diventeranno universali col software Windows di Microsoft.

Il lancio del Mac passa alla storia. Lo spot pubblicitario firmato dal regista Ridley Scott (Blade Runner) va in onda una volta sola, durante il SuperBowl, la finalissima del football americano. Dei robot-schiavi hanno lo sguardo fisso su uno schermo gigante dal quale li indottrina il Grande Fratello di Orwell, simbolo del totalitarismo ma in questo caso anche dell'establishment capitalistico Ibm. Una ragazza atletica prende la rincorsa e scaglia un martello che frantuma lo schermo. Grazie a Apple, conclude lo spot, "il 1984 non sarà il 1984 del romanzo di Orwell".

In un decennio Apple vende dodici milioni di Macintosh. Il nuovo pc diventa l'oggetto di un culto. Con Jobs la generazione dei baby boomers dopo la contestazione, il Sessantotto e il movimento hippy, fissa la propria impronta culturale sulla nuova rivoluzione tecnologica.

Nel 1985 Apple divorzia da Jobs e infila un errore strategico dietro l'altro. Si ostina a non vendere la licenza del software Mac, condannandosi all'incompatibilità con altri sistemi. Inizialmente sottovaluta l'impatto di Internet, preferendogli un sistema chiuso. Viene surclassata da Microsoft che impone Windows come standard mondiale e nel 1993 perde la battaglia giudiziaria contro l'"Anticristo" Bill Gates. Invano il fumetto Doonesbury, portavoce della sinistra liberal, attacca Windows come un pirata "sostenuto da tremila avvocati". Di quel periodo nero resta in eredità l'ossessione maniacale per la segretezza e la sicurezza che regna a Cupertino, la sindrome del pioniere saccheggiato.

Dopo undici anni di esilio, durante i quali ha stupito ancora creando la Pixar e un nuovo modo di produrre i film di animazione, Jobs torna al vertice della Apple nel dicembre 1996 per tentare il salvataggio. Il miracolo si ripete. Grazie al talento di Jonathan Ive, designer londinese, nasce il pc dell'era cool, lo iMac dalla forma di un uovo trasparente che sembra un oggetto di arredamento e seduce soprattutto le donne e i teenager.

Nell'anno del suo lancio, il 1998, se ne vendono 800mila, al ritmo di uno ogni quindici secondi. Infine l'ultima rivoluzione: iPod, il gadget contenitore di musica e canzoni, immediatamente adottato da milioni di adolescenti, presto imitati da molti genitori. Il 23 ottobre 2001 Jobs profetizza: "Con iPod ascoltare la musica non sarà mai più come prima". Ancora una volta Apple crea molto più di una tecnologia, impone un fenomeno di costume.

A 51 anni, sopravvissuto a undici anni di esilio dalla sua azienda, Jobs è riuscito in un exploit unico. Ha segnato con la sua inventiva personale tre industrie diverse: i computer, il cinema, la musica. Il suo carattere è rimasto uguale. Come se le ferite della sua biografia lo costringessero a cercare una rivincita continua. Come se il Sessantotto e la New Age e la rabbia giovanile della sua generazione non fossero mai spente. Jobs rimane se stesso, uguale all'enfant prodige che un giorno convinse il presidente della Pepsi Cola John Sculley a venire alla Apple provocandolo così: "Vuoi dedicare il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata, o vuoi una chance di cambiare il mondo?".

(26 marzo 2006)
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Old 28th March 2006, 15:19   #11
forro
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Mexe, ma tu pretendi di insegnare qualcosa a me su questo argomento?

A differenza tua parlo sempre con cognizione di causa, non mi lancio come un cocomero dal balcone in affermazioni avventate
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Old 28th March 2006, 15:22   #12
Oath
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si forro ma tu sei un nerd dalle assurde camicie viola, perchè non torni su wow a sessantare un altro pg?
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Old 28th March 2006, 15:23   #13
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Originally Posted by forro
Si mexe, hai ragione mexe.

Secondo il 'think different' Apple, dell'interno del tuo computer te ne devi poter fottere.
I Maccari si sono invece buttati sulla difesa del loro hw ultramegasuperperformante, mettendosi PER PRIMI a combattere su un fronte che non avrebbero potuto difendere a lungo.
La Apple produce software di alta qualità, accessori fantastici, altamente integrati con il Mac, ma non costruisce hw, lo assembla solamente. Dovrebbe continuare a montare hw non all'altezza che non gli consente sviluppi futuri? No. Han deciso di puntare sulla qualità del prodotto finito. Loro ti offrono un oggetto di design, con un so "perfetto" per l'utente della domenica, con strumenti di una semplicità mostruosa per fare tutto quel che un utente normale deve poter fare (gestire foto, ascoltare musica, navigare senza paura di virus & co, gestire i filmini delle vacanze) ad un prezzo elevato ma giustificabile.
Mettersi a combattere sul piano dell'hw e delle prestazioni è, secondo me, follia. E' come se la Rolls Royce volesse competere con la Ferrari sul piano delle prestazioni. Follia.
MA LO CAPISCI CHE QUELLA E' SOLO UNA STORIA NOSTALGICA OPPURE NO?
NON C'E' NEMMENO UN COMMENTO ALLA SCELTA DI APPLE, PICCOLO COGLIONE!
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Old 28th March 2006, 15:24   #14
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Originally Posted by forro
Mexe, ma tu pretendi di insegnare qualcosa a me su questo argomento?

A differenza tua parlo sempre con cognizione di causa, non mi lancio come un cocomero dal balcone in affermazioni avventate
Forro, cocomero o non cocomero, sei un coglione, tutto qui.
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Old 28th March 2006, 15:25   #15
forro
code monkey
 
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Ah no?

Quote:
Fu come se il Papa avesse annunciato l'adozione del Corano, per praticità. Windows, il nemico, presto invaderà anche il nostro convento. Addio Codice Mac, addio leggende di schiavi in rivolta orwelliana contro il Grande Fratello, come cantò il primo spot di lancio, appunto nel fatidico 1984. La guerra è stata vinta, ma dal Grande Fratello. Non sarò più incompatibile. Sarò, purtroppo, normale.
E questo cos'è?
La prossima volta leggi più lentamente gli articoli, è meglio
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